Quadro Generale

Sannicandro di Bari può essere considerato il primo gradino della murgia barese. Ha un'altitudine di metri 183 sul livello del mare e dista 12 Km. dal capoluogo barese a cui è ben collegato grazie ad una linea di autobus che ad intervalli di mezz'ora percorre la strada statale 271 Bari - Matera. L'intera estensione del territorio misura circa 18.900 aratri, misura agraria aragonese, ancora in uso, equivalente a circa 1/3 di ettaro.

I reperti ceramici, recuperati nelle tombe a sarcofago monolitico (pile), con corredi funerari del V e del VI secolo a.C., ne attestano l'origine peuceta. In quel tempo la città aveva nome MEZARDON: terra fertile per la coltivazione prevalentemente dell'olivo.

Il simbolo della città è infatti l'olivo che con i suoi tronchi tortuosi e aggrovigliati, testimonia la fatica, la sofferenza e la capacità di sopravvivere alle avversità pur restandone segnati. E' quindi radicata la tradizione della produzione di olio di oliva, punto di forza dell'economia locale.

Il territorio comunale è caratterizzato dalla presenza di grotte nella contrada omonima, formatesi in seguito allo scorrimento sotterraneo di acque che, sciogliendo il calcare, hanno prodotto queste cavità carsiche.
Resta un borgo contadino di stile urbanistico tipicamente giolittiano, con circa 9 mila abitanti.

Itinerario turistico

Per utilizzare la posizione strategica del luogo verso il 585 i Longobardi vi realizzarono un'opera fortificata: il CASTRUM MEZADRI. Nel 660 l'ateniese Costante II attaccò i Longobardi, Castel Mezadro fu distrutta e i Mezadresi trovarono rifugio nelle campagne. Nel VII e IX secolo presso le rovine di Castel Mezardo giunsero gruppi di monaci basiliani e riedificarono la chiesa che dedicarono a San Nicandro e la città, ripopolata dai molti villici ritornati, ne assunse il nome.
Successivamente la città divenne FEUDO DEMANIALE tra i più importanti del Ducato di Puglia.
Nel 1861 Sannicandro di Bari diventò comune d'Italia, adottando come suo stemma il Castello.
Dell'architettura federiciana, oltre ai 2 meravigliosi portali, interessantissimi e forse unici restano i locali della Falconeria.
Coeva al Castello è la Chiesa rupestre di Santa Maria di Sizzaro Odegitria, a 2 Km. dall'abitato. All'inizio di questo secolo si poteva apprezzare al suo interno un affresco bizantineggiante del Cristo Pantocratore poi ricoperto da una pittura raffigurante il Padre Eterno.
Sul portale normanno ogivale si ammira un'effige della Madonna del 1867, attribuita al pittore Giacobbe Laricchia di Adelfia, con ai lati una antichissima epigrafe in versi leonini erroneamente datata 1303.
Così come il Romualdo, di cui si parla nell'epigrafe, e più faci le fosse Romualdo Guarna il famoso Salernitano plenipotenziario e storico arcivescovo di Salerno che incoronò rè il normanno Guglielmo II, e non, come si è sempre pensato Romualdo II Grisone, arcivescovo di Bari dal 1282 al 1309.